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Storie straordinarie raccontate da un osteopata
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Episodio 10 – Vertebre che piangono

 

Questa storia parla di vertebre che piangono, le vere protagoniste che si piazzano al centro del palcoscenico per far godere dello spettacolo la persona, fino a quel momento ignara di tutto. Un’entrata a sorpresa, di grande effetto che farà commuovere la protagonista e voi che ascoltate. Parlo di una Maestra, e ne sono contento perché da ragazzo ne ho fatte impazzire tante ed oggi le omaggio .. così è la vita ed è così bella….Curiosi???

 

 

Leggi il testo completo dell’episodio

 

VERTEBRE CHE PIANGONO

Questa storia parla di vertebre che piangono, le vere protagoniste che si piazzano al centro del palcoscenico per far godere dello spettacolo la persona, fino a quel momento ignara di tutto.

Un’entrata a sorpresa, di grande effetto che farà commuovere la protagonista e voi che ascoltate

Parlo di una Maestra, e ne sono contento perché da ragazzo ne ho fatte impazzire tante ed oggi le omaggio .. così è la vita ed è così bella….

Curiosi???

La persona in questione è Sara, signora di 56 anni che si presenta in studio da me nel 2021.

Negli ultimi 5 anni ha avuto 3 blocchi lombari (basso schiena) e frequenti dolori alle ginocchia. 

Ne ha provate di tutti i colori (si dice dalla nostre parti), ha anche acquistato e utilizzato la sedia Stokke (quella svedese.. famosa per l’ergonomia) per avere una postura corretta ma da quel momento la situazione è addirittura peggiorata.

Questo era il quadro con il quale si è presentata in studio la prima volta.

Ultimamente la zona lombare era peggiorata, non riusciva a stare seduta e aveva male al fianco, al gluteo e alla gamba destra con forti dolori alle ginocchia che non le permettevano di fare camminate. Oltre a questo riferisce uno stato d’ansia dal quale non riesce ad uscire.

Bene, cosa dice la sua storia seguendo la linea del tempo? (perno centrale di Teraparte, il mio metodo di lavoro).

Periodo chiave della sua vita è tra i 18 e i 30 anni dove racconta di diverse cadute sul sacro.

Oltre a questo riferisce problemi di cervicale con formicolio alle braccia e dolore lombare molto forte dopo uno stress da insegnamento, perché come vi dicevo all’inizio, lei è insegnante.

Subisce alcuni piccoli incidenti come lievi tamponamenti ma il VERO EVENTO TRAUMATICO E‘ A 18 ANNI.. EVENTO CHE DETERMINA L’ANDAMENTO DELLA SUA VITA.

A 18 ANNI PERDE LA MAMMA.

Fulmine a ciel sereno che per fortuna trova un’ancora di salvezza nella forza del fratello che le sta vicino e dice lei … “mi salva la vita”.

Durante la prima seduta mi colpiscono subito le sue parole perché si percepisce che  ha una autostima molto bassa, però dice una frase che mi EMOZIONA TANTO “io non ho studiato per insegnare ma per passare l’amore per quello che faccio.. per quello che definisco una MAESTRANZA”.

Riempito delle sue emozioni le rispondo “Guarda che stai dicendo cose veramente di una potenza unica perché se tu non hai studiato per insegnare ma lo fai come una maestranza, e questo vuol dire che è una abilità, devi continuare. Amati, valorizzati e apprezzati perché quello che fai ora, in questo mondo povero per lo più di emozioni e patrimoni che abbiamo ereditato, è un bene tanto raro quanto prezioso. CREDICI!

Non lavori ma educhi all’amore, lo fai perché i tuoi alunni non si dimentichino di te. Loro non si ricorderanno della materia ma dell’amore con cui insegnavi quella materia. Questa è la maestranza, l’abilità che avevano i grandi maestri.

Oggi vogliono farci credere che non esiste più e invece la maestranza è ricca di gioia e amore. Fondamentalmente tu, Sara, è questo quello che fai e ti brillano gli occhi mentre parli con me”.

Mentre le parlo, lei si emoziona ed è come se percepissi il suo cuore riempirsi di gioia.

Poi la cosa bella è che vado dritto al punto ovvero

. lavoro sulla zona dorso lombare ed è qui che emergono delle memorie cellulari e corporee bellissime. Vuol dire che io lavoro sulla prima e seconda vertebra lombare e lì affiora una memoria legata al forte trauma della perdita della mamma a 18 anni.

A questo punto mentre tratto la prima e la seconda vertebra lombare inizia a piangere ed ecco che Sara per me diventa “la storia delle vertebre che piangono”.

Vertebre che piangono perché inizia un pianto ininterrotto che non si ferma ed è bastato l’appoggio delle mie dita su quelle vertebre per scatenare questa forte reazione emotiva. Uso la stessa forza che che si impiega per accendere l’interruttore della luce ma questo è sufficiente per scatenare un pianto abbondante.

A questo aggiungo il trattamento al diaframma attraverso il respiro, fase che sapete essere molto importante, uno dei perni centrali nel mio lavoro. E’ attraverso il respiro che le persone escono da una zona di allarme e si lasciano andare insieme alle memorie cellulari.

Sono sul diaframma quando mi accorgo che anche il terzo chakra legato al plesso solare è molto basso come energia. Emerge una forte rabbia che la riporta di nuovo all’episodio della scomparsa della mamma perché la vive come un’ ingiustizia, una scomparsa così veloce di cui lei non si da pace. Lei è molto arrabbiata perché la madre se n’è andata e l’ha lasciata lì, giovane, con davanti una vita piena di responsabilità.

Facciamo un passo indietro, in quel momento nel quale la tratto sulle vertebre lombari, e parlo di memorie cellulari. Finisco di trattarla nella zona della schiena lei si alza in piedi e si sente come “crollare i piloni di un ponte”, queste sono le parole che usa.

Le gambe non la reggono, non sa che cosa fare e questa è la stessa situazione di quando è morta la sua mamma. Ed ecco che quelle vertebre l’hanno portata a quella situazione che a livello emotivo le ha procurato un forte stress e a livello corporeo ha generato una serie di disagi.

Adesso che li abbiamo fatti riaffiorare è pronta a risolverli.

Proseguendo il lavoro le dico di avvicinarsi ad una dieta alcalina, quindi una dieta prevalentemente priva di sostanze tossiche come zuccheri, farine di grano, latticini, e alcolici così da preparala ad una seconda seduta.

La rivedo e nuovamente le tratto manualmente la zona dorso lombare e lei continua a piangere ancora una volta, perché mi dice che sente fatica la stessa fatica che sentiva dopo la morte della mamma.

Perché tutto questo?

Perché la madre, come lei, era insegnante e quando è scomparsa lei ha associato la sua scomparsa alla fatica, l’imparare alla fatica e alla paura di non farcela, quindi ad uno stato di ansia. Naturalmente a 18 anni aveva paura di non farcela e oggi aveva paura di non farcela nel mondo dell’insegnamento. Quello che stava vivendo oggi era in contesti diversi la stessa cosa di molti anni prima.

Guardate il parallelismo perché la paura di non farcela nella vita a 18 anni per la perdita della mamma aveva fatto riaffiorare la paura di non farcela nell’insegnamento…. Ed era questo che la riportava alla mamma.

Le gambe le sente stanche ma hanno voglia di muoversi perché finalmente ha compreso il trauma che ha subito e quindi la vita le ha detto “bene, adesso è ora che procedi”.

Nella terza seduta accade l’incredibile. Mi dice di avere zero dolori al mattino quando si sveglia, di avere un umore stabile, cosa che prima invece era altalenante: felice, ansiosa, triste, contenta, preoccupata… come sulle montagne russe..  e invece oggi… stabile.

Non mangia più schifezze perché si sente bene e non avverte più di dover riempire quel vuoto. Avendo capito, è molto più in linea con il cibo e non ha quel vuoto interiore.

La schiena e le ginocchia stanno bene e la fame nervosa è scomparsa.

Al termine della terza seduta mi dice una frase molto forte: “non sono abituata a sentirmi leggera”.

Questa frase è molto potente perché è il significato di una vita passata nell’abitudine a fare le cose per dovere…. si è abituata al dolore. 

Diciamo che al 90% avevamo risolto il problema, ma come ultima chicca emerge attraverso test kinesiologici una forte rabbia con il partner intorno ai 20-25 anni.

E questo cosa c’entra con il presente?

Semplice… Oggi lei era arrabbiata con la mamma del marito, la suocera, perché è soppressiva, ma questo in realtà la riportava alla mamma di quel ragazzo di quando aveva 20-25 anni.

Quindi in realtà era con lei che doveva chiudere i conti per poi andare a fare un grande dialogo di qualità con la suocera attuale e andare in amore con lei.

Come già sapete, carta igienica per scaricare quella vecchia rabbia e sguardo nuovo sul presente, consapevole che è l’ennesima occasione che la vita presenta per risolvere un passato non digerito 🙂

L’INSEGNAMENTO DI QUESTA STORIA è semplice

Se fai l’ insegnante non insegnare ma EDUCA. Tira fuori il meglio dai ragazzi e fatti guidare dall’amore, il magnete più potente dell’universo.

Qualsiasi esse siano fai parlare le tue emozioni. Lei non l’ha fatto e a distanza di tempo le sue vertebre hanno pianto, le sue gambe hanno tremato, il suo corpo ha faticato. 

Chiudi i cerchi. Quando la vita ti presenta una difficoltà, immergiti completamente e risolvi facendoti guidare dall’amore. Come diceva un mio grande maestro “per uscire dalla merda, devi ripassarci” e io aggiungo.. traendone un insegnamento

Vivi nella gioia e nella leggerezza. Lei ormai era abituata al dolore e alla fatica e non si ricordava di come si potesse vivere senza queste brutte sensazioni.

Ricorda che sei nato per stare bene, leggero, sano, felice e pieno d’amore.

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