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Stagione 2 – Episodio 19: Storia di Luigi combattente

Questo è il caso di una postura gobba e goffa. Un ragazzo viene da me in studio, ha le spalle chiuse e ha anche mal di schiena, ma la cosa che gli preme di più è capire che cosa c’è dietro a questa postura goffa.
Lui ha una storia da combattente, combatte anche quando non ce n’è bisogno e la sua postura parla una lingua di chiusura e protezione

 

Leggi il testo completo dell’episodio:

Questo è il caso di una postura gobba e goffa.

Un ragazzo viene da me in studio, ha le spalle chiuse e ha anche mal di schiena, ma la cosa che gli preme di più è capire che cosa c’è dietro a questa postura goffa.

Innanzitutto lui ha una storia di combattente, diciamo che combatte non solo con il padre con il quale ha un rapporto un po’ conflittuale, ma combatte proprio nella vita; ha fatto arti marziali, pugilato e diverse discipline per 8/10 anni circa.

Questo gli è costato durante i combattimenti diversi traumi a entrambe le spalle alle quali ha subito anche un intervento.

Ma che cosa è successo?

Dopo questi interventi gli è stato detto che sono state fissate le spalle perché altrimenti rischia ancora la lussazione, questo però ha creato in lui un grande meccanismo di difesa e allora cosa fa: irrigidisce le spalle, le chiude in avanti perchè secondo lui andare nella rigidità, proteggerle e chiuderle è salvezza.

In un qualche modo può essere e può sembrare vero, però facendo così lui si sente gobbo e goffo, non gli piace la sua postura e va in contrasto, di nuovo combatte.

Combatte con le spalle, combatte con la postura, combatte con il collo che a quel punto fa quello che può. Ma e la lombare? Uguale, è sempre li che va in soccorso di spalle che non riescono a muoversi bene.

Più o meno funziona così:

La lombare dice: “Spalle, vi aiuto io!”

Il collo dice: “Spalle, mi sacrifico un po’ io!”

Quindi il corpo è sempre un po’ in S.O.S.

Allora che cosa facciamo insieme?

In un modo molto, molto dolce facciamo un lavoro di consapevolezza e quindi gli chiedo attraverso il respiro di mollare quelle spalle, di mollare quella tensione.

A questo ragazzo gli ho detto: “Per te tenere le spalle tese è sinonimo di sicurezza. È come se io ti metto una anguilla in mano, tutta unta e ti chiedo di stringere forte, più stringi e più l’anguilla scappa”.

Lui mi dice: “Cavolo, è vero!”

“Bene, quella è la tua spalla, è quell’anguilla che scappa. Qual è il mio obiettivo? Lasciare andare, mollare quello stato di tensione capsulare, articolare, tendineo, muscolare e una volta fatto questo, attraverso il respiro chiederti di mollare quella paura che la spalla scappi, proprio come quell’anguilla.

Allora metaforicamente mollare quella presa delle mani, che metaforicamente è la capsula di quella spalla, mollare la presa in modo che l’anguilla sia libera di fare il suo corso, di muoversi ma non di scappare. Se tu tieni stretta l’anguilla lei vuole scappare via, ma se allenti la presa lei vuole semplicemente muoversi. Questa è la metafora di quella spalla.”

Allora attraverso un respiro dolce, delicato e consapevole che entra dal naso e va sulla spalla, un respiro particolare che va a lavorare sull’energia del corpo, sulla visualizzazione di quella spalla, è una meraviglia.

Lui piano piano un millimetro alla volta sta acquisendo una postura migliore, si sente più aperto e sicuro.

Adesso dobbiamo lavorare sulla sua voglia di combattere anche quando non ce n’è bisogno, ma un passo alla volta con una sana disponibilità, curiosità e un sano scetticismo perché lui naturalmente parte scettico, ma si sta aprendo e così come si sta aprendo lui nel suo atteggiamento verso di me, io sono più libero di lavorare su di lui e la sua spalla si sente libera di potersi aprire e muovere.

Questo è il mio metodo, è quello di unire le parole alle mani, di far si che il corpo si possa muovere liberamente e sappia di poterlo fare attraverso le parole, perché noi non siamo solo corpo ma siamo anche parole, siamo pensiero, energia. D’altra parte quando uno ama ha poche parole, si chiama energia.

Che cosa mi ha insegnato questo lavoro?

Mi ha insegnato ad essere allo stesso tempo deciso, quanto morbido, di essere dolce, quanto disponibile. Mi ha insegnato che è possibile danzare con il corpo, è possibile ballare con le parole, è possibile creare una magia che parte da chi guida e finisce in chi è guidato.

Sii curioso, perché star bene richiede tanta curiosità

 

 

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