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Le attività svolte dal Dott. Daniele Gallerani (Laureato in Scienze Motorie) e da altri liberi professionisti presenti nello studio professionale,anch'essi laureati in Scienze Motorie o diplomati ISEF, non sono da ritenersi attività medico-sanitarie soggette dunque al rispetto della l.r. 34/1998, della Delibera della Giunta regionale dell'Emilia Romagna n.327/2004


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TECNICHE FUNZIONALI REVISIONE IN LETTERATURA
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INTRODUZIONE

A metà degli anni ’80 il dottor Still trattava i suoi pazienti con attenzione, ossia con la dovuta considerazione per la delicatezza e il benessere dei tessuti sottoposti alle sue cure. E’ noto altresì che insegnava ai suoi studenti il giusto rispetto per i tessuti, le strutture e la loro funzione. Poi, con il   nuovo secolo, tra molti giovani e vigorosi dottori divenne popolare trattare i pazienti con forza ed entusiasmo. Costoro svilupparono alcune tecniche in grado di produrre uno “schiocco”, qualunque fosse la quantità di forza impiegata. Ciò diede loro un senso di realizzazione, ma procurò all’osteopatia la fama di terapia dura, dolorosa e anche dannosa, e tale cattiva reputazione è ancora diffusa tra i disinformati. In un paio di decenni ci si indirizzò a metodi più attenti e intelligenti, anche se meno spettacolari. Il risultato è un patrimonio di tecniche che rappresentano i diversi approcci di correzione delle lesioni terapeutiche. Per il medico, di certo rappresenta un vantaggio l’avere a disposizione una varietà di metodi con cui andare incontro alle necessità di ogni paziente. Nella storia dell’osteopatia le informazioni derivate dall’esame palpatorio hanno portato allo sviluppo di una tecnica di trattamento, definita poi tecnica funzionale tra gli anni ’40 e ’50. Per  tecnica funzionale  si intendeva quella indiretta. Sulla terminologia, sui termini diretto e indiretto, c’è stata una forte disputa negli ultimi cento anni. Tale controversia riguarda in particolare: la denominazione dei reperi palpatori del sistema muscolo-scheletrico e la concettualizzazione degli schemi, per esempio di malposizione ossea a livello articolare, al fine di descrivere un tipo di disfunzione somatica, definita in passato “lesione di Still”. I problemi terminologici  hanno reso difficoltosa la comunicazione dei segni clinici della disfunzione muscolo-scheletrica. Le prime teorizzazioni della disfunzione somatica si focalizzavano su un’articolazione e sulla malposizione di un osso su quello sottostante. La Restrizione articolare e le forze esercitate per raggiungerla e superarla erano tipiche di una tecnica manipolativa diretta, secondo il concetto di “rimettere a posto l’osso”. Esistevano però  altre procedure che non raggiungevano la limitazione in questo modo  e non si adattavano al modello del metodo diretto, ma riuscivano comunque a eliminare la restrizione di movimento. Tali tecniche manipolative che utilizzavano con successo il movimento e le manovre in direzione opposta alla limitazione, erano indicate come “metodi indiretti” e costituivano una sfida sia per i concetti di rapporto posizionale e articolare, sia per i modelli concettuali che stavano alla base dell’insegnamento dell’epoca.

 

 INDICE

Capitolo 1 – Differenti pensieri sulla tecnica indiretta
• 1.1  E. Dythe Ashmore
• 1.2  Carl P. Mc Connell
• 1.3  C. Harrison Downing
• 1.4  Howard A. Lippincot

Capitolo 2 – Anni ’40 - Le prime scuole e i primi concetti
• Introduzione
• 2.1  Hoover e lo sviluppo della New England Academy
-  2.1.1   L’affermazione di Hoover sulla tecnica
-  2.1.2   Concetto di movimento libero
• 2.2  Mary Alice Hoover

Capitolo 3 – Anni ’50 - Charles Bowles
• 3.1   L’idea sul funzionale secondo Bowles
-   3.1.1   La procedura terapeutica secondo Bowles
-   3.1.2   Il concetto di richiesta/risposta
-    3.1.3  Il concetto di agio funzionale
• 3.2   M.E.Gillies  e  J.C. Hendrick

Capitolo 4  – Anni ‘70 - Johnston
• 4.1  Johnston

Capitolo 5
•  5.1   Bowles e Johnston un risultato comune
•  5.2  Il concetto di gerarchia neurale


Conclusioni

Bibliografia

 

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